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  <AdministrativeContactPoint>Vigevano Web</AdministrativeContactPoint>
  <ContactPoint>Antonio Bologna - info@vigevano.net</ContactPoint>
  <License>Creative Commons</License>
  <Name>Luoghi del Bel Sentire</Name>
  <Description> Luoghi da visitare affinché siano ascoltati.</Description>
  <Luogo>
    <Id>12</Id>
    <Data>2024-06-30</Data>
    <Nome>Giardino della pace</Nome>
    <Località>Comune di Nervesa della Battaglia (TV)</Località>
    <Immagine>https://www.luoghidelbelsentire.it/luoghi/giardino_della_pace/cover_giardino_della_pace.jpg</Immagine>
    <Descrizione>Da lontano si sente il Piave che nel 1918 mormorava “non passa lo straniero”. Era la canzone di E.A. Mario che accompagnò molti ragazzi verso la morte: lo ricordano alcune volte al giorno le campane della chiesetta. Qui, a Sante Croce del Montello, si sente anche la vita tra la vita del bosco, la sera d’estate si sente cucù cucù: è il cuculo, chip chip canticchiano gli altri uccelli, Il ddddd è il picchio che batte l’albero come un tamburo, fri fri è il vento tra le foglie e l’erba, le cicale fanno zzzz, le farfalle, ronzano le api tra i fiori, fri fri friniscono le cicale, piano piano, silenziosi silenziosi, saltano due caprioli. Furtive e silenti passano le volpi cacciatrici, preoccupate di arrivare alle loro prede prima che le portino loro via, piombando dal cielo, le poiane predatrici. Quando si avvicina la migrazione, le rondini, aspettando di partire, suonano musica elettrica sui fili della corrente. Il vento trasporta tutti questi suoni e fa suonare foglie e rami e si sente molto altro, come il nostro cuore, grazie a cui la Piave ritrova il suo melodioso suono; la Piave che prima rifletteva il fischio delle pallottole, del rombo del cannone e delle urla dei morti straziati della prima guerra mondiale. Se si lascia la cosiddetta civiltà e si torna là, nel buio della notte la musica della natura ci parlerà. A volte con il bel sole i bambini grandi e piccini strillano gioiosi nei prati e sentieri circostanti... o voci risuonano come lontani sospiri dalle grotte lungo il fiume, vecchi bunker di guerra. La montagna scherzosa diventa un pappagallo che con l’eco gli risponde. Tutto ciò avviene in un umile praticello dove l’erba e i fiori non hanno mai tremato di paura per il passaggio degli aratori e il bosco senza alberi è divenuto un bel vigneto: il giardino della pace, un’oasi di serenità. 
&#13;
E come ci ricorda R. Murray Schafer, padre dell’eco-acustica: “Oggi tutti i suoni appartengono a un campo continuo di possibilità che si trova all’interno del vasto dominio della musica. Ecco la nuova orchestra: l'universo sonoro! E i musicisti: chiunque e qualunque cosa suoni!” 
&#13;
(t.d.a. The Soundscape: Our Sonic Environment and the Tuning of the World)
&#13;
Gino Zangrando-Laure Keyrouz-Beatrice Monastero  
&#13;
&#13;
Il giardino della pace
&#13;
Una commistione di radici perdute e nuove influenze fa rinascere il territorio.
&#13;
Da una terra antica e saggia, la spontaneità del flusso creatore si intreccia con un suolo semi montagnoso al Montello, laddove la croce si trasforma in delizia.
&#13;
Ci si può sedere ammirando le prealpi e sognare il mondo...
&#13;
Ci si ricarica di verde e del suono della Piave, il fiume sacro con le sue campane che cantano da una sponda all'altra e si torna al fiume Qadisha in Libano, la terra natale dell'artista Laure Keyrouz per la quale si auspica la pace tra valli e città.
&#13;
Un luogo in cui passare e fermare il tempo.
&#13;
Non è un giardino scontato quello creato dall'Associazione Radica e dai suoi componenti.
&#13;
È lasciato spontaneo di proposito.
&#13;
L'arte coi suoi elementi paiono "scoppiare" dalla galleria dell'artista e diffondersi a pezzettini casualmente tra il giardino ed i campi...
&#13;
Nel mezzo sta l'orto col giardino di Pace che parla di Sole e di Lune
 &#13;
Trasportandoci nell'era del Sogno 
&#13;
Sorge spontanea la scrittura
&#13;
Sgorga il canto alla mediorientale 
&#13;
Volano i pensieri come la canzone azzurrina italiana
&#13;
Le due bandiere cucite assieme 
&#13;
Sono il sogno di molti bambini nel mondo
&#13;
Silvia Galluccio
</Descrizione>
    <DescrizioneHTML>&lt;p&gt;Da lontano si sente il Piave che nel 1918 mormorava “non passa lo straniero”. Era la canzone di E.A. Mario che accompagnò molti ragazzi verso la morte: lo ricordano alcune volte al giorno le campane della chiesetta. Qui, a Sante Croce del Montello, si sente anche la vita tra la vita del bosco, la sera d’estate si sente cucù cucù: è il cuculo, chip chip canticchiano gli altri uccelli, Il ddddd è il picchio che batte l’albero come un tamburo, fri fri è il vento tra le foglie e l’erba, le cicale fanno zzzz, le farfalle, ronzano le api tra i fiori, fri fri friniscono le cicale, piano piano, silenziosi silenziosi, saltano due caprioli. Furtive e silenti passano le volpi cacciatrici, preoccupate di arrivare alle loro prede prima che le portino loro via, piombando dal cielo, le poiane predatrici. Quando si avvicina la migrazione, le rondini, aspettando di partire, suonano musica elettrica sui fili della corrente. Il vento trasporta tutti questi suoni e fa suonare foglie e rami e si sente molto altro, come il nostro cuore, grazie a cui la Piave ritrova il suo melodioso suono; la Piave che prima rifletteva il fischio delle pallottole, del rombo del cannone e delle urla dei morti straziati della prima guerra mondiale. Se si lascia la cosiddetta civiltà e si torna là, nel buio della notte la musica della natura ci parlerà. A volte con il bel sole i bambini grandi e piccini strillano gioiosi nei prati e sentieri circostanti... o voci risuonano come lontani sospiri dalle grotte lungo il fiume, vecchi bunker di guerra. La montagna scherzosa diventa un pappagallo che con l’eco gli risponde. Tutto ciò avviene in un umile praticello dove l’erba e i fiori non hanno mai tremato di paura per il passaggio degli aratori e il bosco senza alberi è divenuto un bel vigneto: il giardino della pace, un’oasi di serenità. &lt;br&gt;&#13;
E come ci ricorda R. Murray Schafer, padre dell’eco-acustica: “Oggi tutti i suoni appartengono a un campo continuo di possibilità che si trova all’interno del vasto dominio della musica. Ecco la nuova orchestra: l'universo sonoro! E i musicisti: chiunque e qualunque cosa suoni!” &lt;br&gt;&#13;
(t.d.a. &lt;em&gt;The Soundscape: Our Sonic Environment and the Tuning of the World&lt;/em&gt;)&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p class="project-description"&gt;Gino Zangrando-Laure Keyrouz-Beatrice Monastero  &lt;/p&gt;&#13;
&lt;div class="separator"&gt;&lt;/div&gt;&#13;
&lt;p&gt;Il giardino della pace&lt;br&gt;&#13;
Una commistione di radici perdute e nuove influenze fa rinascere il territorio.&lt;br&gt;&#13;
Da una terra antica e saggia, la spontaneità del flusso creatore si intreccia con un suolo semi montagnoso al Montello, laddove la croce si trasforma in delizia.&lt;br&gt;&#13;
Ci si può sedere ammirando le prealpi e sognare il mondo...&lt;br&gt;&#13;
Ci si ricarica di verde e del suono della Piave, il fiume sacro con le sue campane che cantano da una sponda all'altra e si torna al fiume Qadisha in Libano, la terra natale dell'artista Laure Keyrouz per la quale si auspica la pace tra valli e città.&lt;br&gt;&#13;
Un luogo in cui passare e fermare il tempo.&lt;br&gt;&#13;
Non è un giardino scontato quello creato dall'Associazione Radica e dai suoi componenti.&lt;br&gt;&#13;
È lasciato spontaneo di proposito.&lt;br&gt;&#13;
L'arte coi suoi elementi paiono "scoppiare" dalla galleria dell'artista e diffondersi a pezzettini casualmente tra il giardino ed i campi...&lt;br&gt;&#13;
Nel mezzo sta l'orto col giardino di Pace che parla di Sole e di Lune&lt;br&gt; &#13;
Trasportandoci nell'era del Sogno &lt;br&gt;&#13;
Sorge spontanea la scrittura&lt;br&gt;&#13;
Sgorga il canto alla mediorientale &lt;br&gt;&#13;
Volano i pensieri come la canzone azzurrina italiana&lt;br&gt;&#13;
Le due bandiere cucite assieme &lt;br&gt;&#13;
Sono il sogno di molti bambini nel mondo&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p class="project-description"&gt;Silvia Galluccio&lt;/p&gt;</DescrizioneHTML>
    <Indirizzo>Comune di Nervesa della Battaglia (TV)</Indirizzo>
    <DescrizioneCoordinate>Giardino della Pace</DescrizioneCoordinate>
    <Latitudine>45.850619</Latitudine>
    <Longitudine>12.161684</Longitudine>
  </Luogo>
  <Luogo>
    <Id>11</Id>
    <Data>2024-06-24</Data>
    <Nome>I suoni verso fonte al Romito</Nome>
    <Località>Comune di Vernio</Località>
    <Immagine>https://www.luoghidelbelsentire.it/luoghi/i_suoni_verso_fonte_al_romito/cover_i_suoni_verso_fonte_al_romito.jpg</Immagine>
    <Descrizione>Per il Luogo del Belsentire a Montepiano non è stato scelto un sito preciso, ma un percorso.
&#13;
Questa scelta è connaturata alle caratteristiche e alla storia del luogo, come anche alle sue peculiarità sonore: infatti Montepiano è il valico più basso sull’appennino per passare dalla Toscana in Emilia ed è da sempre caratterizzato dai percorsi, dai sentieri, dagli attraversamenti; d’altra parte questi luoghi sono attraversati dallo scorrere di innumerevoli rii, ruscelli e torrenti che collaborano a costruirne la storia e la geografia (sulla via della lana e della seta il punto in cui si passa da Toscana ad Emilia è delimitato appunto dal passaggio di un piccolo torrente).
&#13;
È a questo suono dello scorrere dell’acqua che abbiamo voluto dedicare il Luogo del Belsentire, a questo attraversare accompagnati dal fluire dell’acqua.&#13;


&#13;
Sul percorso che segue il torrente Setta, partendo nelle vicinanze della Badia di Montepiano, l’acqua sviluppa moti e suoni diversi, dal più placido e delicato al più turbolento quando crea piccole cascate. Un’altra caratteristica di questo percorso è la posizione del sentiero rispetto allo scorrere dell’acqua: in alcuni punti possiamo attraversare il torrente placido, immergendoci in un panorama composto da micro suoni, mentre in altri punti vediamo il torrente dall’alto, percependone caratteristiche sonore completamente diverse. Altra peculiarità è come questi suoni durante il percorso interagiscano in modi diversi con il contesto: in alcuni punti la terra umida filtra il suono dell’acqua facendolo sembrare lontano, in altri il bosco di abeti e di faggi sembrano amplificare in maniera omnidirezionale questi suoni che paiono estendersi indeterminatamente, in altri punti ancora una parete rocciosa crea uno schermo riflettente davanti al passante, creando dei “palchi sonori” dove il fruitore viene investito dalla pienezza del suono.&#13;


&#13;
La cultura dell'ascolto è una cultura di rispetto e di dignità dell'altro, essendo l'ascoltare un donarsi.
&#13;
Le culture dell’ascolto e del suono sono culture dell’interagire, visto che ogni suono che viene prodotto non può fare a meno di trasformarsi nel suo viaggio, interagendo con i soggetti che compongono il luogo.&#13;
L'ascolto comprende che non esiste lo “spazio”, astratto, descritto solo da delle dimensioni; esiste il luogo, connotato dalle costanti relazioni ed interazioni che lo abitano e lo compongono.&#13;
È a partire dall'ascolto che possiamo esprimere qualcosa.
&#13;
È a partire dalla relazione con l’altro e con il contesto che troviamo la nostra posizione.
&#13;
È a partire dall'ascolto che possiamo creare nuove culture, nuove musiche.
&#13;
La partecipazione di PArS al progetto dei Luoghi del Belsentire nasce da questa necessità: il creare una cultura in continuità con il contesto, con l’ambiente non antropico, con l’alterità.
</Descrizione>
    <DescrizioneHTML>&lt;p&gt;Per il Luogo del Belsentire a Montepiano non è stato scelto un sito preciso, ma un percorso.&lt;br&gt;&#13;
Questa scelta è connaturata alle caratteristiche e alla storia del luogo, come anche alle sue peculiarità sonore: infatti Montepiano è il valico più basso sull’appennino per passare dalla Toscana in Emilia ed è da sempre caratterizzato dai percorsi, dai sentieri, dagli attraversamenti; d’altra parte questi luoghi sono attraversati dallo scorrere di innumerevoli rii, ruscelli e torrenti che collaborano a costruirne la storia e la geografia (sulla via della lana e della seta il punto in cui si passa da Toscana ad Emilia è delimitato appunto dal passaggio di un piccolo torrente).&lt;br&gt;&#13;
È a questo suono dello scorrere dell’acqua che abbiamo voluto dedicare il Luogo del Belsentire, a questo attraversare accompagnati dal fluire dell’acqua.&#13;
&lt;br&gt;&lt;br&gt;&#13;
Sul percorso che segue il torrente Setta, partendo nelle vicinanze della Badia di Montepiano, l’acqua sviluppa moti e suoni diversi, dal più placido e delicato al più turbolento quando crea piccole cascate. Un’altra caratteristica di questo percorso è la posizione del sentiero rispetto allo scorrere dell’acqua: in alcuni punti possiamo attraversare il torrente placido, immergendoci in un panorama composto da micro suoni, mentre in altri punti vediamo il torrente dall’alto, percependone caratteristiche sonore completamente diverse. Altra peculiarità è come questi suoni durante il percorso interagiscano in modi diversi con il contesto: in alcuni punti la terra umida filtra il suono dell’acqua facendolo sembrare lontano, in altri il bosco di abeti e di faggi sembrano amplificare in maniera omnidirezionale questi suoni che paiono estendersi indeterminatamente, in altri punti ancora una parete rocciosa crea uno schermo riflettente davanti al passante, creando dei “palchi sonori” dove il fruitore viene investito dalla pienezza del suono.&#13;
&lt;br&gt;&lt;br&gt;&#13;
La cultura dell'ascolto è una cultura di rispetto e di dignità dell'altro, essendo l'ascoltare un donarsi.&lt;br&gt;&#13;
Le culture dell’ascolto e del suono sono culture dell’interagire, visto che ogni suono che viene prodotto non può fare a meno di trasformarsi nel suo viaggio, interagendo con i soggetti che compongono il luogo.&#13;
L'ascolto comprende che non esiste lo “spazio”, astratto, descritto solo da delle dimensioni; esiste il luogo, connotato dalle costanti relazioni ed interazioni che lo abitano e lo compongono.&#13;
È a partire dall'ascolto che possiamo esprimere qualcosa.&lt;br&gt;&#13;
È a partire dalla relazione con l’altro e con il contesto che troviamo la nostra posizione.&lt;br&gt;&#13;
È a partire dall'ascolto che possiamo creare nuove culture, nuove musiche.&lt;br&gt;&#13;
La partecipazione di PArS al progetto dei Luoghi del Belsentire nasce da questa necessità: il creare una cultura in continuità con il contesto, con l’ambiente non antropico, con l’alterità.&lt;/p&gt;</DescrizioneHTML>
    <Indirizzo>Comune di Vernio</Indirizzo>
    <DescrizioneCoordinate>Montepiano: inizio del sentiero per la fonte al romito</DescrizioneCoordinate>
    <Latitudine>44.091676</Latitudine>
    <Longitudine>11.138415</Longitudine>
  </Luogo>
  <Luogo>
    <Id>10</Id>
    <Data>2024-05-14</Data>
    <Nome>Il Sentiero di Palliccio</Nome>
    <Località>Frazione di Amelia (Terni)</Località>
    <Immagine>https://www.luoghidelbelsentire.it/luoghi/il_sentiero_di_palliccio/cover_il_sentiero_di_palliccio.jpg</Immagine>
    <Descrizione>"Il Sentiero di Palliccio è un piccolo sentiero didattico che si sviluppa in una valle semi nascosta tra Porchiano del Monte (frazione di Amelia, in provincia di Terni) ed Attigliano.&#13;
La sua collocazione lo rende un luogo particolarmente adatto per godere dei suoni della natura. Durante una sua recente visita, un ornitologo è riuscito ad isolare il canto di venticinque specie di uccelli diversi. Il vento, quando si incanala nella stretta vallata, produce uno stormire di fronde assai piacevole da ascoltare. E se ci troviamo di fronte i caprioli o i cinghiali, il loro correre sulle foglie secche provoca un frascheggiare inconfondibile.&#13;
Ma in alcuni momenti della giornata si riesce anche a percepire un silenzio quasi assoluto, perché le attività umane sono assai lontane e la particolare conformazione della valle impedisce che altri rumori giungano a disturbare il nostro udito.”
&#13;
Marcello Paolocci
</Descrizione>
    <DescrizioneHTML>&lt;p&gt;"Il Sentiero di Palliccio è un piccolo sentiero didattico che si sviluppa in una valle semi nascosta tra Porchiano del Monte (frazione di Amelia, in provincia di Terni) ed Attigliano.&#13;
La sua collocazione lo rende un luogo particolarmente adatto per godere dei suoni della natura. Durante una sua recente visita, un ornitologo è riuscito ad isolare il canto di venticinque specie di uccelli diversi. Il vento, quando si incanala nella stretta vallata, produce uno stormire di fronde assai piacevole da ascoltare. E se ci troviamo di fronte i caprioli o i cinghiali, il loro correre sulle foglie secche provoca un frascheggiare inconfondibile.&#13;
Ma in alcuni momenti della giornata si riesce anche a percepire un silenzio quasi assoluto, perché le attività umane sono assai lontane e la particolare conformazione della valle impedisce che altri rumori giungano a disturbare il nostro udito.”&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p class="project-description"&gt;Marcello Paolocci&lt;/p&gt;</DescrizioneHTML>
    <Indirizzo>Frazione di Amelia (Terni)</Indirizzo>
    <DescrizioneCoordinate>Inizio del sentiero</DescrizioneCoordinate>
    <Latitudine>42.537630</Latitudine>
    <Longitudine>12.331190</Longitudine>
    <URL>https://luoghidelbelsentire.it/luoghi/il_sentiero_di_palliccio/il_sentiero_di_palliccio.html</URL>
  </Luogo>
  <Luogo>
    <Id>9</Id>
    <Data>2024-05-04</Data>
    <Nome>Valledrane</Nome>
    <Località>VALLEDRANE | Comune di TREVISO BRESCIANO (BS)</Località>
    <Immagine>https://www.luoghidelbelsentire.it/luoghi/valledrane/cover_valledrane.jpg</Immagine>
    <Descrizione>Ci troviamo a Treviso Bresciano, e spostandoci un po’ verso la periferia troviamo la chiesa di san Liberale, dove, nel piazzale accanto ad essa, si possono lasciare le auto. 
</Descrizione>
    <DescrizioneHTML>&lt;p&gt;Ci troviamo a Treviso Bresciano, e spostandoci un po’ verso la periferia troviamo la chiesa di san Liberale, dove, nel piazzale accanto ad essa, si possono lasciare le auto. &lt;br&gt;</DescrizioneHTML>
    <Indirizzo>VALLEDRANE | Comune di TREVISO BRESCIANO (BS)</Indirizzo>
    <Latitudine>45.724081</Latitudine>
    <Longitudine>10.445490</Longitudine>
    <URL>https://luoghidelbelsentire.it/luoghi/valledrane/valledrane.html</URL>
  </Luogo>
  <Luogo>
    <Id>8</Id>
    <Data>2024-04-26</Data>
    <Nome>I vibrafoni liquidi di Stamorčak</Nome>
    <Località>Topolò - Comune di Grimacco</Località>
    <Immagine>https://www.luoghidelbelsentire.it/luoghi/i_vibrafoni_liquidi_di_stamorciak/cover_i_vibrafoni_liquidi_di_stamorciak.jpg</Immagine>
    <Descrizione>A Topolò sono numerosi i luoghi come questi, ma abbiamo pensato di far entrare in questa particolare mappa uno dei suoi luoghi più carichi di magia sensoriale: Stamorčak. 
&#13;
Da Topolo si imbocca il sentiero che parte da Klanac e in pochi minuti si raggiunge Stamorčak. 
&#13;
Stamorčak, deve il suo nome al primo dei due rii che qui si congiungono e che si superano grazie a due passerelle in legno. 
&#13;
Sostandovi, la caratteristica dominante è il gorgoglio delle acque che serpeggiano in un dedalo di percorsi scavati tra le grandi pietre piatte, creando così un effetto di “vibrafoni liquidi” molto apprezzato dai musicisti che negli anni hanno operato a Stazione di Topolò, laboratorio internazionale delle arti svoltosi dal 1994 al 2022. Il luogo ha dato origine anche a molte leggende relative ad apparizioni e voci misteriose attribuite alle mitiche Krivapete, creature dei boschi e dei corsi d’acqua. Di loro si dice siano alcune "impronte" scavate, ben visibili sulle pietre sottostanti il secondo ponticello. Una targa è apposta sul vecchio edificio che in passato ha ospitato la scuola elementare, all'inizio del sentiero che in pochi minuti conduce a Stamorčak. 
&#13;
Sul sito dell'Associazione Topolò/Topoluove si possono trovare le mappe per raggiungere il luogo.
</Descrizione>
    <DescrizioneHTML>&lt;p&gt;A Topolò sono numerosi i luoghi come questi, ma abbiamo pensato di far entrare in questa particolare mappa uno dei suoi luoghi più carichi di magia sensoriale: Stamorčak. &lt;br&gt;&#13;
Da Topolo si imbocca il sentiero che parte da Klanac e in pochi minuti si raggiunge Stamorčak. &lt;br&gt;&#13;
Stamorčak, deve il suo nome al primo dei due rii che qui si congiungono e che si superano grazie a due passerelle in legno. &lt;br&gt;&#13;
Sostandovi, la caratteristica dominante è il gorgoglio delle acque che serpeggiano in un dedalo di percorsi scavati tra le grandi pietre piatte, creando così un effetto di “vibrafoni liquidi” molto apprezzato dai musicisti che negli anni hanno operato a Stazione di Topolò, laboratorio internazionale delle arti svoltosi dal 1994 al 2022. Il luogo ha dato origine anche a molte leggende relative ad apparizioni e voci misteriose attribuite alle mitiche Krivapete, creature dei boschi e dei corsi d’acqua. Di loro si dice siano alcune "impronte" scavate, ben visibili sulle pietre sottostanti il secondo ponticello. Una targa è apposta sul vecchio edificio che in passato ha ospitato la scuola elementare, all'inizio del sentiero che in pochi minuti conduce a Stamorčak. &lt;/p&gt;&#13;
&lt;p class="project-description"&gt;Sul sito dell'Associazione Topolò/Topoluove si possono trovare le &lt;a href="https://www.stazioneditopolo.it/ASSOCIAZIONETOPOLO/zivapot.html" target="_blank"&gt;mappe&lt;/a&gt; per raggiungere il luogo.&lt;/p&gt;</DescrizioneHTML>
    <Indirizzo>Topolò - Comune di Grimacco</Indirizzo>
    <DescrizioneCoordinate>Klanac</DescrizioneCoordinate>
    <Latitudine>46.179530</Latitudine>
    <Longitudine>13.606610</Longitudine>
    <URL>https://luoghidelbelsentire.it/luoghi/i_vibrafoni_liquidi_di_stamorciak/i_vibrafoni_liquidi_di_stamorciak.html</URL>
  </Luogo>
  <Luogo>
    <Id>7</Id>
    <Data>2024-04-08</Data>
    <Nome>Mercato Ittico</Nome>
    <Località>MOLA DI BARI</Località>
    <Immagine>https://www.luoghidelbelsentire.it/luoghi/mercato_ittico/cover_mercato_ittico.jpg</Immagine>
    <Descrizione>Mola di Bari, è una cittadina della costa adriatica che vanta uno dei più importanti porti pescherecci della zona per cui, di conseguenza, la risorsa economica più importante è costituita dal suo rapporto con il mare. Qui pescherecci e imbarcazioni provenienti da diverse aree raggiungono il porto cittadino per vendere il prodotto appena pescato. Verso le cinque del pomeriggio dei giorni infrasettimanali il mercato è aperto al pubblico e in questo luogo, in particolar modo se il tempo è stato buono, si ha la possibilità di acquistare un pesce freschissimo e di immergersi sensorialmente in un mondo di colori, odori e suoni estremamente vividi, espressioni di una tradizione e cultura locali molto forti, concrete e reali, piuttosto lontane dalle forme edulcorate del "folklore per turisti".
&#13;

&#13;
L’edificio che ospita il mercato risale al 1948, prima di questa data il mercato aveva luogo direttamente sulle “chianche”, le pietre bianche che pavimentano la banchina del porto stesso. L’edificio in stile moderno e costruito in cemento armato, è all’interno, su pavimento e pareti, rivestito in piastrelle, risultando pertanto particolarmente riverberante. Tale effetto da un lato amplifica il suono stesso ma al contempo, dall’altro lato, lo maschera tendendo a confonderne la fase di estinzione (la parte finale). Ciò vale tanto per i suoni prodotti all’interno e ancor più per quelli che si producono e arrivano dall’esterno, dal momento che la strada antistante risulta piuttosto trafficata, facendo costantemente percepire il rumore dei motori e dei pneumatici in movimento sull’asfalto.
&#13;

&#13;
La dimensione sonora propria dell’area del mercato risulta principalmente composta dalle grida dei venditori (prevalentemente maschi), che nominano a gran voce le varie specie qualità di pesce a disposizione, i relativi prezzi, eventuali modi e forme di cottura, intercalate con altre espressioni per lo più scherzose o giocose tra i venditori stessi o tra venditori e clienti, e dal vociare dei clienti stessi. La dimensione linguistica, in buona parte dialettale, caratterizzata sia dal dialetto molese e più in generale dell’area del Sud barese extraurbano, sia eventualmente dalla medesima cadenza linguistica italianizzata allorquando i venditori si rivolgano ai clienti in italiano, costituiscono il keynote sound principale, il suono che dà forma allo sfondo e conferisce il carattere prevalente a questa atmosfera sonora.
&#13;
Una serie notevole di altri suoni accompagnano e frammentano il suono delle voci: suoni d’acqua corrente per il lavaggio dei banchi, il ghiaccio rovesciato per tenere il pesce fresco, il rumore dei coltelli mentre puliscono le squame o le interiora, le casse di pesce piene o vuote che sbattono fra loro, sacchetti di plastica riempiti e annodati.
&#13;

&#13;
Un suono in particolare spicca fra tutti e riveste, secondo il nostro modo di sentire, un’importanza particolare: la casscetéedde [1] in legno, che raccoglie il denaro e gli scontrini degli acquisti che sempre più avvengono tramite carte di pagamento, e che ogni pescivendolo detiene affianco alla bilancia, e che viene aperta e richiusa sbattendo ad ogni compravendita, producendo un forte, secco, profondo e caratteristico bam!
&#13;
Nelle registrazioni che abbiamo prodotto in una giornata di scarsa affluenza al mercato a causa di una precedente notte di forte Maestrale, in cui pochissime barche erano uscite a pescare, in un arco di dieci minuti (che si possono ascoltare in una delle registrazioni qui presentate) possiamo contare una dozzina di questi bam! prodotti dalle casscetéedde dei venditori.
&#13;

&#13;
In giornate di affluenza regolare (documentate nelle altre registrazioni qui presentate), la quantità di bam! nello stesso arco temporale si è mostrata essere molto più elevata, (circa una cinquantina di colpi in dieci minuti, quindi con un rapporto che supera 4 a 1). Ecco quindi confermata una delle tesi che hanno caratterizzato la ricerca sul paesaggio sonoro sin dalle sue origini.
&#13;
Nelle sue ricerche con il World Soundscape Project durante gli anni Settanta, R.M.Schafer, considerato il fondatore di questo campo di studi e delle pratiche della passeggiata sonora, postulava infatti la teoria secondo la quale il paesaggio sonoro potesse essere considerato un indicatore della realtà socioeconomica di un dato insediamento. Nel contesto dell’economia contemporanea dove molti aspetti degli scambi e dei flussi monetari sono divenuti decisamente immateriali e sfuggono alla lettura dei segni macroscopici che l’economia stessa imprime nel territorio e nel paesaggio, assistiamo in questo caso a una “sonora”- ci sia consentito il termine - inversione di tendenza: la giornata florida, legata al bel tempo, che dona prosperità alla comunità e all’insediamento si fa sentire come segno tangibile, sonoramente percepibile appunto. Sarà una giornata in cui la densità dei suoni, umani e meccanici, in cui spiccano i bam! delle casscetéedde diviene in un certo qual modo il termometro che dà la temperatura e che segna lo stato di salute di questa forma di economia, che al contempo è cultura, tradizione e comunità allo stesso tempo. bam!
&#13;

&#13;
[1] Cfr s.f.: piccola cassa, per lo più di legno; spesso è riferita alla cassetta dei soldi, e non solo a quella degli ambulanti: dt “io- sce a cascetéedde sté vacande, nanze vende nodde” “0ggi la cassetta è vuota, non si vende niente”; - Abatangelo A., Palumbo A., Vocabolario etimologico illustrato del dialetto molese, Tipografia Danisi - Palo del Colle, 2001
&#13;

&#13;
Stefano Zorzanello
</Descrizione>
    <DescrizioneHTML>&lt;b&gt;Mola di Bari&lt;/b&gt;, è una cittadina della costa adriatica che vanta uno dei più importanti porti pescherecci della zona per cui, di conseguenza, la risorsa economica più importante è costituita dal suo rapporto con il mare. Qui pescherecci e imbarcazioni provenienti da diverse aree raggiungono il porto cittadino per vendere il prodotto appena pescato. Verso le cinque del pomeriggio dei giorni infrasettimanali il mercato è aperto al pubblico e in questo luogo, in particolar modo se il tempo è stato buono, si ha la possibilità di acquistare un pesce freschissimo e di immergersi sensorialmente in un mondo di colori, odori e suoni estremamente vividi, espressioni di una tradizione e cultura locali molto forti, concrete e reali, piuttosto lontane dalle forme edulcorate del "folklore per turisti".&lt;br /&gt;&#13;
&lt;br /&gt;&#13;
L’edificio che ospita il mercato risale al 1948, prima di questa data il mercato aveva luogo direttamente sulle “chianche”, le pietre bianche che pavimentano la banchina del porto stesso. L’edificio in stile moderno e costruito in cemento armato, è all’interno, su pavimento e pareti, rivestito in piastrelle, risultando pertanto particolarmente riverberante. Tale effetto da un lato amplifica il suono stesso ma al contempo, dall’altro lato, lo maschera tendendo a confonderne la fase di estinzione (la parte finale). Ciò vale tanto per i suoni prodotti all’interno e ancor più per quelli che si producono e arrivano dall’esterno, dal momento che la strada antistante risulta piuttosto trafficata, facendo costantemente percepire il rumore dei motori e dei pneumatici in movimento sull’asfalto.&lt;br /&gt;&#13;
&lt;br /&gt;&#13;
La dimensione sonora propria dell’area del mercato risulta principalmente composta dalle grida dei venditori (prevalentemente maschi), che nominano a gran voce le varie specie qualità di pesce a disposizione, i relativi prezzi, eventuali modi e forme di cottura, intercalate con altre espressioni per lo più scherzose o giocose tra i venditori stessi o tra venditori e clienti, e dal vociare dei clienti stessi. La dimensione linguistica, in buona parte dialettale, caratterizzata sia dal dialetto molese e più in generale dell’area del Sud barese extraurbano, sia eventualmente dalla medesima cadenza linguistica italianizzata allorquando i venditori si rivolgano ai clienti in italiano, costituiscono il keynote sound principale, il suono che dà forma allo sfondo e conferisce il carattere prevalente a questa atmosfera sonora.&lt;br /&gt;&#13;
Una serie notevole di altri suoni accompagnano e frammentano il suono delle voci: suoni d’acqua corrente per il lavaggio dei banchi, il ghiaccio rovesciato per tenere il pesce fresco, il rumore dei coltelli mentre puliscono le squame o le interiora, le casse di pesce piene o vuote che sbattono fra loro, sacchetti di plastica riempiti e annodati.&lt;br /&gt;&#13;
&lt;br /&gt;&#13;
Un suono in particolare spicca fra tutti e riveste, secondo il nostro modo di sentire, un’importanza particolare: la casscetéedde [1] in legno, che raccoglie il denaro e gli scontrini degli acquisti che sempre più avvengono tramite carte di pagamento, e che ogni pescivendolo detiene affianco alla bilancia, e che viene aperta e richiusa sbattendo ad ogni compravendita, producendo un forte, secco, profondo e caratteristico bam!&lt;br /&gt;&#13;
Nelle registrazioni che abbiamo prodotto in una giornata di scarsa affluenza al mercato a causa di una precedente notte di forte Maestrale, in cui pochissime barche erano uscite a pescare, in un arco di dieci minuti (che si possono ascoltare in una delle registrazioni qui presentate) possiamo contare una dozzina di questi bam! prodotti dalle casscetéedde dei venditori.&lt;br /&gt;&#13;
&lt;br /&gt;&#13;
In giornate di affluenza regolare (documentate nelle altre registrazioni qui presentate), la quantità di bam! nello stesso arco temporale si è mostrata essere molto più elevata, (circa una cinquantina di colpi in dieci minuti, quindi con un rapporto che supera 4 a 1). Ecco quindi confermata una delle tesi che hanno caratterizzato la ricerca sul paesaggio sonoro sin dalle sue origini.&lt;br /&gt;&#13;
Nelle sue ricerche con il World Soundscape Project durante gli anni Settanta, R.M.Schafer, considerato il fondatore di questo campo di studi e delle pratiche della passeggiata sonora, postulava infatti la teoria secondo la quale il paesaggio sonoro potesse essere considerato un indicatore della realtà socioeconomica di un dato insediamento. Nel contesto dell’economia contemporanea dove molti aspetti degli scambi e dei flussi monetari sono divenuti decisamente immateriali e sfuggono alla lettura dei segni macroscopici che l’economia stessa imprime nel territorio e nel paesaggio, assistiamo in questo caso a una “sonora”- ci sia consentito il termine - inversione di tendenza: la giornata florida, legata al bel tempo, che dona prosperità alla comunità e all’insediamento si fa sentire come segno tangibile, sonoramente percepibile appunto. Sarà una giornata in cui la densità dei suoni, umani e meccanici, in cui spiccano i bam! delle casscetéedde diviene in un certo qual modo il termometro che dà la temperatura e che segna lo stato di salute di questa forma di economia, che al contempo è cultura, tradizione e comunità allo stesso tempo. bam!&lt;br /&gt;&#13;
&lt;br /&gt;&#13;
[1] Cfr s.f.: piccola cassa, per lo più di legno; spesso è riferita alla cassetta dei soldi, e non solo a quella degli ambulanti: dt “io- sce a cascetéedde sté vacande, nanze vende nodde” “0ggi la cassetta è vuota, non si vende niente”; - Abatangelo A., Palumbo A., Vocabolario etimologico illustrato del dialetto molese, Tipografia Danisi - Palo del Colle, 2001&lt;br /&gt;&#13;
&lt;br /&gt;&#13;
Stefano Zorzanello&lt;br /&gt;</DescrizioneHTML>
    <Indirizzo>Mercato Ittico di Mola di Bari</Indirizzo>
    <DescrizioneCoordinate>Mercato Ittico</DescrizioneCoordinate>
    <Latitudine>41.061973</Latitudine>
    <Longitudine>17.093224</Longitudine>
    <URL>https://luoghidelbelsentire.it/luoghi/mercato_ittico/mercato_ittico.html</URL>
  </Luogo>
  <Luogo>
    <Id>5</Id>
    <Data>2024-03-31</Data>
    <Nome>Ponte Romanico e Marmitte dei Giganti</Nome>
    <Località>SOGLIANO AL RUBICONE</Località>
    <Immagine>https://www.luoghidelbelsentire.it/luoghi/ponte_romanico_e_marmitte_dei_giganti/cover_ponte_romanico_e_marmitte_dei_giganti.jpg</Immagine>
    <Descrizione>Dal borgo di Montetiffi nel Comune di Sogliano al Rubicone, percorrendo la Via della Rupe, stretto e antico sentiero scavato nella roccia, si giunge al Torrente Uso ed al Ponte Romanico.&#13;
Costruito attorno all’anno 1000 esso costituiva un importante collegamento tra Romagna, Montefeltro e Toscana e serviva anche per il contrabbando di polvere da sparo, tabacco e alcool.&#13;
Accanto al ponte si trovano i resti dell’antico Molino Tornani.&#13;
Qui il fiume conserva angoli di rara bellezza, caratterizzati dalla presenza di salti, cascatelle e delle cosiddette “Marmitte dei Giganti”, suggestive gole formatesi nel corso dei secoli per l’azione abrasiva dei ciottoli e che danno al paesaggio un carattere “lunare”.</Descrizione>
    <DescrizioneHTML>Dal borgo di Montetiffi nel Comune di Sogliano al Rubicone, percorrendo la Via della Rupe, stretto e antico sentiero scavato nella roccia, si giunge al Torrente Uso ed al Ponte Romanico.&#13;
Costruito attorno all’anno 1000 esso costituiva un importante collegamento tra Romagna, Montefeltro e Toscana e serviva anche per il contrabbando di polvere da sparo, tabacco e alcool.&#13;
Accanto al ponte si trovano i resti dell’antico Molino Tornani.&#13;
Qui il fiume conserva angoli di rara bellezza, caratterizzati dalla presenza di salti, cascatelle e delle cosiddette “Marmitte dei Giganti”, suggestive gole formatesi nel corso dei secoli per l’azione abrasiva dei ciottoli e che danno al paesaggio un carattere “lunare”.</DescrizioneHTML>
    <Indirizzo>Comune di Sogliano al Rubicone</Indirizzo>
    <DescrizioneCoordinate>Ponte Romanico e Marmitte dei Giganti</DescrizioneCoordinate>
    <Latitudine>43.948830</Latitudine>
    <Longitudine>12.279330</Longitudine>
    <URL>https://luoghidelbelsentire.it/luoghi/ponte_romanico_e_marmitte_dei_giganti/ponte_romanico_e_marmitte_dei_giganti.html</URL>
  </Luogo>
  <Luogo>
    <Id>6</Id>
    <Data>2024-03-31</Data>
    <Nome>Centro Ciro Colonna</Nome>
    <Località>NAPOLI</Località>
    <Immagine>https://www.luoghidelbelsentire.it/luoghi/centro_ciro_colonna/cover_centro_ciro_colonna.jpg</Immagine>
    <Descrizione>Ha un suono antico il nostro sentire. È il nostro dove, il nostro essere qui: mare che si fa terra, terra che si fa mare. L’eterno cercarsi, il bisbiglio di sempre, sassi in cambio di conchiglie, chiacchiere e scontri duri, racconti che arrivano da lontano.
&#13;
&#13;
Ma è un’altra storia quella che vorremmo raccontarvi, altre le voci di cui vorremmo dirvi.
&#13;
&#13;
È il 7 giugno 2016. Siamo a Ponticelli, Napoli Est. Ciro ha solo 19 anni e sta giocando a bigliardino con un’amica. Nella sala entra un gruppo di persone che spara all’impazzata. Lo ammazzano. Estraneo a tutto, Ciro ha l’unica colpa di trovarsi a pochi passi da un boss della camorra che, tranquillo, sta giocando a carte.
&#13;
&#13;
Il quartiere è sconvolto e pare finalmente rendersi conto di quanto la mancanza di spazi per i suoi ragazzi sia importante. Tra alti e bassi il dialogo iniziato con le istituzioni porta finalmente – siamo nel 2019 – alla riqualificazione delle aule impolverate e ammuffite di un edificio scolastico abbandonato: nasce così il Centro Polifunzionale Ciro Colonna.
&#13;
&#13;
Oggi il Centro è palestra, doposcuola, teatro, scuola di musica, lotta alla dispersione scolastica, accoglienza dei minori Rom, Sinti e Caminanti, insegnamento della lingua italiana, educazione interculturale. In una parola, grazie al lavoro delle associazioni presenti (Maestri di Strada, N:EA, Terra di Confine, Trerrote, Nureco, Coop. Bambù, EST, Ascender, Nuova Polisportiva Ponticelli, Song Art, Radio Siani), braccia aperte, stare insieme, speranza di futuro per chi è escluso da tutto.
&#13;
&#13;
Ma veniamo al suono, o, meglio, alle voci scelte per il Belsentire.
&#13;
Siamo in cucina e visto che il Carnevale si avvicina si preparano le chiacchiere. Croccanti e delicate sfoglie fritte ma anche parole scambiate per passatempo, per il semplice fatto di stare insieme e dirsi. A prepararle sono adolescenti che hanno lasciato la scuola dell’obbligo o che semplicemente si trovano in difficoltà. Sono loro le voci nell’audio. Voci leggere, gioiose, spensierate. Le uniche capaci, sia pur per un attimo, di zittire il rumore assordante della città.
&#13;
&#13;
Un grazie particolare va alle associazioni N:EA (*) e Terra di confine (**) che ci hanno accolto, accompagnato e fatto sentire a casa nei nostri girovagare per il Centro.
</Descrizione>
    <DescrizioneHTML>&lt;p&gt;Ha un suono antico il nostro sentire. È il nostro dove, il nostro essere qui: mare che si fa terra, terra che si fa mare. L’eterno cercarsi, il bisbiglio di sempre, sassi in cambio di conchiglie, chiacchiere e scontri duri, racconti che arrivano da lontano.&lt;/p&gt;&#13;
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&lt;p&gt;Ma è un’altra storia quella che vorremmo raccontarvi, altre le voci di cui vorremmo dirvi.&lt;/p&gt;&#13;
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&lt;p&gt;È il 7 giugno 2016. Siamo a Ponticelli, Napoli Est. Ciro ha solo 19 anni e sta giocando a bigliardino con un’amica. Nella sala entra un gruppo di persone che spara all’impazzata. Lo ammazzano. Estraneo a tutto, Ciro ha l’unica colpa di trovarsi a pochi passi da un boss della camorra che, tranquillo, sta giocando a carte.&lt;/p&gt;&#13;
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&lt;p&gt;Il quartiere è sconvolto e pare finalmente rendersi conto di quanto la mancanza di spazi per i suoi ragazzi sia importante. Tra alti e bassi il dialogo iniziato con le istituzioni porta finalmente – siamo nel 2019 – alla riqualificazione delle aule impolverate e ammuffite di un edificio scolastico abbandonato: nasce così il Centro Polifunzionale Ciro Colonna.&lt;/p&gt;&#13;
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&lt;p&gt;Oggi il Centro è palestra, doposcuola, teatro, scuola di musica, lotta alla dispersione scolastica, accoglienza dei minori Rom, Sinti e Caminanti, insegnamento della lingua italiana, educazione interculturale. In una parola, grazie al lavoro delle associazioni presenti (Maestri di Strada, N:EA, Terra di Confine, Trerrote, Nureco, Coop. Bambù, EST, Ascender, Nuova Polisportiva Ponticelli, Song Art, Radio Siani), braccia aperte, stare insieme, speranza di futuro per chi è escluso da tutto.&lt;/p&gt;&#13;
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&lt;p&gt;Ma veniamo al suono, o, meglio, alle voci scelte per il Belsentire.&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p&gt;Siamo in cucina e visto che il Carnevale si avvicina si preparano le chiacchiere. Croccanti e delicate sfoglie fritte ma anche parole scambiate per passatempo, per il semplice fatto di stare insieme e dirsi. A prepararle sono adolescenti che hanno lasciato la scuola dell’obbligo o che semplicemente si trovano in difficoltà. Sono loro le voci nell’audio. Voci leggere, gioiose, spensierate. Le uniche capaci, sia pur per un attimo, di zittire il rumore assordante della città.&lt;/p&gt;&#13;
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&lt;p&gt;Un grazie particolare va alle associazioni N:EA (*) e Terra di confine (**) che ci hanno accolto, accompagnato e fatto sentire a casa nei nostri girovagare per il Centro.&lt;/p&gt;</DescrizioneHTML>
    <Indirizzo>NAPOLI</Indirizzo>
    <Latitudine>40.850190</Latitudine>
    <Longitudine>14.337770</Longitudine>
    <URL>https://luoghidelbelsentire.it/luoghi/centro_ciro_colonna/centro_ciro_colonna.html</URL>
  </Luogo>
  <Luogo>
    <Id>4</Id>
    <Data>2023-05-31</Data>
    <Nome>SENTIERO DELLE CASCATE DEL TORRENTE NECO</Nome>
    <Località>IDRO (BR)</Località>
    <Immagine>https://www.luoghidelbelsentire.it/luoghi/sentiero_delle_cascate_del_torrente_neco/cover_sentiero_delle_cascate_del_torrente_neco.jpg</Immagine>
    <Descrizione>Lasciata la strada provinciale Idro-Capovalle SP58 salendo a destra, all’altezza del camposanto di Idro, si raggiunge, dopo pochi minuti, la Fattoria “La Mirtilla”. Si prosegue su strada sterrata fino alla località “VARGNE”, della frazione Crone di Idro, caratterizzata da vecchi fienili e pascoli, e dalla quale si può ammirare la Conca di Crone e la quiete del lago d’Idro. Nel punto più alto, percorsi 64 metri di dislivello dalla partenza, si accede al sentiero che porta alla cascata del “Neco”: qui la melodia dell’acqua che cade e si riversa in sé stessa è intensa più che mai e travolge. Continui ad ascoltarla e, ad un tratto, ti scopri a conversare con l’acqua: in realtà stai parlando a te stesso, che sei acqua al 60%. Si giunge così ai piedi del Monte Croce di Perlè, in direzione della Fobbia di Treviso Bresciano, luoghi di legna e castagne: il sentiero prosegue poi verso il bosco.</Descrizione>
    <DescrizioneHTML>Lasciata la strada provinciale Idro-Capovalle SP58 salendo a destra, all’altezza del camposanto di Idro, si raggiunge, dopo pochi minuti, la Fattoria “La Mirtilla”. Si prosegue su strada sterrata fino alla località “VARGNE”, della frazione Crone di Idro, caratterizzata da vecchi fienili e pascoli, e dalla quale si può ammirare la Conca di Crone e la quiete del lago d’Idro. Nel punto più alto, percorsi 64 metri di dislivello dalla partenza, si accede al sentiero che porta alla cascata del “Neco”: qui la melodia dell’acqua che cade e si riversa in sé stessa è intensa più che mai e travolge. Continui ad ascoltarla e, ad un tratto, ti scopri a conversare con l’acqua: in realtà stai parlando a te stesso, che sei acqua al 60%. Si giunge così ai piedi del Monte Croce di Perlè, in direzione della Fobbia di Treviso Bresciano, luoghi di legna e castagne: il sentiero prosegue poi verso il bosco.</DescrizioneHTML>
    <Latitudine>45.734730</Latitudine>
    <Longitudine>10.484380</Longitudine>
    <URL>https://luoghidelbelsentire.it/luoghi/sentiero_delle_cascate_del_torrente_neco/sentiero_delle_cascate_del_torrente_neco.html</URL>
  </Luogo>
  <Luogo>
    <Id>2</Id>
    <Data>2023-05-09</Data>
    <Nome>Il lavatoio</Nome>
    <Località>Mercato Saraceno</Località>
    <Immagine>https://www.luoghidelbelsentire.it/luoghi/il_lavatoio/cover_il_lavatoio.jpg</Immagine>
    <Descrizione>Il lavatoio e la fontana: sono i due simboli di questo luogo della memoria. Una memoria nutrita da profumi, principalmente quelli della primavera e dell’estate, e da suoni.&#13;
Collocato all’inizio della strada che conduce al borgo di Serra e alle case sparse delle Lami e del Raggio, è un piccolo luogo rimasto abbandonato per alcuni decenni, prima che nel 2011 venisse recuperato e valorizzato da un gruppo di volontari. Eppure per tantissimo tempo, prima che anche la civiltà contadina facesse il suo ingresso nella modernità, era stato il crocevia di centinaia di persone, soprattutto donne e bambini.&#13;
Le donne e le ragazzine animavano ogni giorno questo luogo, chinate e appoggiate ai bordi del lavatoio, lavando a mano l’allora scarsa ma pesante biancheria domestica, gli stracci e gli abiti della famiglia. Donne e bambini ci venivano anche per attingere l’acqua freschissima della fontana, che scendeva (e scende ancora) da una sorgente poco più a monte. I mastelli pieni di panni o gli orci per l’acqua erano portati con abilità e naturalezza dalle donne sul capo, appoggiati su un panno arrotolato che ammortizzava la durezza dei recipienti.&#13;
Nel silenzio attuale del luogo, con un piccolo sforzo di immaginazione, par di risentire i suoni di quelle giornate antiche: lo “sciabordare delle lavandare / con tonfi spessi” (per dirla con Pascoli), lo scorrere dell’acqua che sgorgava dalla fontana e confluiva nel piccolo ruscello dopo aver alimentato il lavatoio, le grida dei bambini, le risate e le chiacchiere delle donne. Perché il lavatoio era anche luogo di relazioni e la fatica del bucato era l’occasione di incontri, di confidenze, di scherzi. Dialoghi e battute ovviamente in dialetto: un romagnolo qui connotato da contaminazioni e influenze marchigiane (allora il confine era la vicina Perticara). Per sentire il suono di parole italiane bisognerà attendere la fine degli anni sessanta e gli anni settanta del Novecento, quando arriverà alla scuola elementare la prima generazione post-contadina, quella del boom economico.&#13;
Ma tutto, nel frattempo, stava cambiando con una rapidità straordinaria. Tutte le famiglie avevano ormai acquistato una televisione e una lavatrice, allievando almeno in parte la fatica del lavoro femminile e il lavatoio stava ormai perdendo la sua necessità e la sua centralità nella vita quotidiana. L’acqua potabile era arrivata in tutte le case e il prelievo alla fontana, affidato non più ai pesanti orci di coccio, ma a più comode borracce di plastica, restava ormai solamente uno “sfizio” estivo: il piacere di bere un’acqua freschissima e deliziosa, sulla cui potabilità oggi verrebbero meno le certezze di quegli anni.&#13;
Per ragioni di sicurezza, il lavatoio è stato ristrutturato mantenendone il fondo più alto, per diminuire il livello dell’acqua. Una deviazione del percorso dell’acqua della sorgente ha inoltre compromesso il flusso regolare della fontana che nei mesi di maggiore siccità tende a interrompersi.&#13;
Nonostante i tanti cambiamenti, questo luogo della memoria conserva però una straordinaria carica di stimoli emotivi ed è bello fermarsi qui, soprattutto fra la primavera e l’estate, restando in silenzio ad ascoltare le suggestioni: gli echi delle tante voci e vibrazioni che è possibile evocare e i suoni di una natura indisturbata dal traffico, i radi rumori dei trattori nei campi vicini nel periodo dell’aratura.&#13;
&#13;
Massimo Lodovici&#13;
&#13;
</Descrizione>
    <DescrizioneHTML>Il lavatoio e la fontana: sono i due simboli di questo luogo della memoria. Una memoria nutrita da profumi, principalmente quelli della primavera e dell’estate, e da suoni.&#13;
Collocato all’inizio della strada che conduce al borgo di Serra e alle case sparse delle Lami e del Raggio, è un piccolo luogo rimasto abbandonato per alcuni decenni, prima che nel 2011 venisse recuperato e valorizzato da un gruppo di volontari. Eppure per tantissimo tempo, prima che anche la civiltà contadina facesse il suo ingresso nella modernità, era stato il crocevia di centinaia di persone, soprattutto donne e bambini.&#13;
Le donne e le ragazzine animavano ogni giorno questo luogo, chinate e appoggiate ai bordi del lavatoio, lavando a mano l’allora scarsa ma pesante biancheria domestica, gli stracci e gli abiti della famiglia. Donne e bambini ci venivano anche per attingere l’acqua freschissima della fontana, che scendeva (e scende ancora) da una sorgente poco più a monte. I mastelli pieni di panni o gli orci per l’acqua erano portati con abilità e naturalezza dalle donne sul capo, appoggiati su un panno arrotolato che ammortizzava la durezza dei recipienti.&#13;
Nel silenzio attuale del luogo, con un piccolo sforzo di immaginazione, par di risentire i suoni di quelle giornate antiche: lo “sciabordare delle lavandare / con tonfi spessi” (per dirla con Pascoli), lo scorrere dell’acqua che sgorgava dalla fontana e confluiva nel piccolo ruscello dopo aver alimentato il lavatoio, le grida dei bambini, le risate e le chiacchiere delle donne. Perché il lavatoio era anche luogo di relazioni e la fatica del bucato era l’occasione di incontri, di confidenze, di scherzi. Dialoghi e battute ovviamente in dialetto: un romagnolo qui connotato da contaminazioni e influenze marchigiane (allora il confine era la vicina Perticara). Per sentire il suono di parole italiane bisognerà attendere la fine degli anni sessanta e gli anni settanta del Novecento, quando arriverà alla scuola elementare la prima generazione post-contadina, quella del boom economico.&#13;
Ma tutto, nel frattempo, stava cambiando con una rapidità straordinaria. Tutte le famiglie avevano ormai acquistato una televisione e una lavatrice, allievando almeno in parte la fatica del lavoro femminile e il lavatoio stava ormai perdendo la sua necessità e la sua centralità nella vita quotidiana. L’acqua potabile era arrivata in tutte le case e il prelievo alla fontana, affidato non più ai pesanti orci di coccio, ma a più comode borracce di plastica, restava ormai solamente uno “sfizio” estivo: il piacere di bere un’acqua freschissima e deliziosa, sulla cui potabilità oggi verrebbero meno le certezze di quegli anni.&#13;
Per ragioni di sicurezza, il lavatoio è stato ristrutturato mantenendone il fondo più alto, per diminuire il livello dell’acqua. Una deviazione del percorso dell’acqua della sorgente ha inoltre compromesso il flusso regolare della fontana che nei mesi di maggiore siccità tende a interrompersi.&#13;
Nonostante i tanti cambiamenti, questo luogo della memoria conserva però una straordinaria carica di stimoli emotivi ed è bello fermarsi qui, soprattutto fra la primavera e l’estate, restando in silenzio ad ascoltare le suggestioni: gli echi delle tante voci e vibrazioni che è possibile evocare e i suoni di una natura indisturbata dal traffico, i radi rumori dei trattori nei campi vicini nel periodo dell’aratura.&#13;
&#13;
Massimo Lodovici&#13;
&#13;
</DescrizioneHTML>
    <Indirizzo>Mercato Saraceno</Indirizzo>
    <Latitudine>43.926334</Latitudine>
    <Longitudine>12.245861</Longitudine>
    <URL>https://luoghidelbelsentire.it/luoghi/il_lavatoio/il_lavatoio.html</URL>
  </Luogo>
  <Luogo>
    <Id>3</Id>
    <Data>2023-05-09</Data>
    <Nome>"Gurantèda" | Valle dell'eco</Nome>
    <Località>Mercato Saraceno</Località>
    <Immagine>https://www.luoghidelbelsentire.it/luoghi/guranteda_valle_dell_eco/cover_guranteda_valle_dell_eco.jpg</Immagine>
    <Descrizione>Ecco le impressioni: Mi inoltro nel Bugòn e seguo il sentiero su verso le Selve. Il tunnel verde mi porta via dal rumore del traffico verso nuove dimensioni.&#13;
Nella Valle, di fronte a Rupi vertiginose su cui volteggiano i falchi, provo la magia dell'eco. La Valle scoscesa lascia spazio ad un verde pianoro, mi siedo e ascolto. Canti di uccelli che si richiamano, il gorgoglio primaverile delle acque del Fosso o di Cascate lontane, il tambureggiare di un picchio, il gocciolio della Grotta del Muschio. Tutto è equilibrio, armonia. Io respiro profondamente e un senso di pace mi pervade.&#13;
&#13;
 Nota sulle registrazioni audio (field recording)&#13;
La Gurantêda | Linaro (Mercato Saraceno, FC) | lunedì 21 agosto | ore 10-11&#13;
Bel tempo: sole, con un poco di vento.&#13;
Arrivati alla Gurantêda siamo accolti da una sorta di salotto nel bosco, curato e ben tenuto dalle persone del luogo, le stesse che tengono puliti i sentieri della zona.&#13;
Il luogo è ameno e in generale silenzioso. Il silenzio è punteggiato dai ronzii di mosche e mosconi e da canti di uccelli che, discretamente, segnalano la propria presenza, ogni volta da punti diversi del bosco.&#13;
Seduti al tavolo di legno possiamo percepire in lontananza il torrente che scorre nel fondo della gola, qui chiamata la “valle dell’eco”, a cui ci si può affacciare grazie a un sentiero.&#13;
La gola presenta una parete rocciosa di antiche sabbie e ghiaie che, se sollecitata con la voce, con dei fischi o con il battito delle mani, risponde con l’eco o con un lungo riverbero.&#13;
Dal fondo del dirupo, il quale finisce sulla strada provinciale che porta a Linaro, la stessa conformazione della gola porta i rumori delle automobili e delle moto a risalire fino al nostro punto di ascolto.&#13;
Raramente, passa un aereoplano. In questo periodo dell’anno le cicale cantano sullo sfondo del bosco. In alto, in cima al monte prevengono i battiti di qualcuno che lavora il legno. Tornando al tavolo di legno e continuando per riprendere il sentiero, dobbiamo superare un piccolo torrente: qui si può sentire il dolce gocciolio di un rivolo d'acqua e il ronzio delle “mosche cavalline”.</Descrizione>
    <DescrizioneHTML>Ecco le impressioni: Mi inoltro nel Bugòn e seguo il sentiero su verso le Selve. Il tunnel verde mi porta via dal rumore del traffico verso nuove dimensioni.&#13;
Nella Valle, di fronte a Rupi vertiginose su cui volteggiano i falchi, provo la magia dell'eco. La Valle scoscesa lascia spazio ad un verde pianoro, mi siedo e ascolto. Canti di uccelli che si richiamano, il gorgoglio primaverile delle acque del Fosso o di Cascate lontane, il tambureggiare di un picchio, il gocciolio della Grotta del Muschio. Tutto è equilibrio, armonia. Io respiro profondamente e un senso di pace mi pervade.&#13;
&#13;
 Nota sulle registrazioni audio (field recording)&#13;
La Gurantêda | Linaro (Mercato Saraceno, FC) | lunedì 21 agosto | ore 10-11&#13;
Bel tempo: sole, con un poco di vento.&#13;
Arrivati alla Gurantêda siamo accolti da una sorta di salotto nel bosco, curato e ben tenuto dalle persone del luogo, le stesse che tengono puliti i sentieri della zona.&#13;
Il luogo è ameno e in generale silenzioso. Il silenzio è punteggiato dai ronzii di mosche e mosconi e da canti di uccelli che, discretamente, segnalano la propria presenza, ogni volta da punti diversi del bosco.&#13;
Seduti al tavolo di legno possiamo percepire in lontananza il torrente che scorre nel fondo della gola, qui chiamata la “valle dell’eco”, a cui ci si può affacciare grazie a un sentiero.&#13;
La gola presenta una parete rocciosa di antiche sabbie e ghiaie che, se sollecitata con la voce, con dei fischi o con il battito delle mani, risponde con l’eco o con un lungo riverbero.&#13;
Dal fondo del dirupo, il quale finisce sulla strada provinciale che porta a Linaro, la stessa conformazione della gola porta i rumori delle automobili e delle moto a risalire fino al nostro punto di ascolto.&#13;
Raramente, passa un aereoplano. In questo periodo dell’anno le cicale cantano sullo sfondo del bosco. In alto, in cima al monte prevengono i battiti di qualcuno che lavora il legno. Tornando al tavolo di legno e continuando per riprendere il sentiero, dobbiamo superare un piccolo torrente: qui si può sentire il dolce gocciolio di un rivolo d'acqua e il ronzio delle “mosche cavalline”.</DescrizioneHTML>
    <Indirizzo>Mercato Saraceno</Indirizzo>
    <Latitudine>43.991350</Latitudine>
    <Longitudine>12.109450</Longitudine>
    <URL>https://luoghidelbelsentire.it/luoghi/guranteda_valle_dell_eco/guranteda_valle_dell_eco.html</URL>
  </Luogo>
  <Luogo>
    <Id>1</Id>
    <Data>2023-04-26</Data>
    <Nome>La Rupe a ridosso del Savio</Nome>
    <Località>Mercato Saraceno</Località>
    <Immagine>https://www.luoghidelbelsentire.it/luoghi/la_rupe_a_ridosso_del_savio/cover_la_rupe_a_ridosso_del_savio.jpg</Immagine>
    <Descrizione>È una passeggiata breve quella che si può effettuare sotto gli argini del fiume Savio, dalla prossimità del ponte del Bardotto e quella dei ruderi del ponta vecchio. Il fiume, che forma due cascatelle in questo tratto, produce nel suo scorrere suoni molto diversi: la cascatella sotto il ponte del Bardotto, che si apre verso un luogo ampio, produce un suono carico di basse frequenze. Nella stessa zona un tubo di drenaggio versa sul fiume ancora acqua dal paese soprastante: questa produce un suono un po’ più alto e si riversa anch’essa nello spazio più ampio di fronte al ponte.&#13;
Scendendo giù seguendo il corso del fiume una piccola cascatella in forma di pescaia è situata più o meno a metà del tragitto. Non c’è dislivello, e i suoni dell’acqua nella pescaia sono più alti e dolci.&#13;
La conformazione della zona rende tutti i suoni più interessanti. Tutto il fiume Savio scorre a ridosso di un alto muro di arenaria le cui risonanze modificano i suoni dell’acqua il tutto il tragitto della breve passeggiata, inoltre i suoni dell’acqua si avvicendano come dominanti secondo il senso della nostra marcia creando effetti di assolvenza e dissolvenza. Più o meno all’altezza dell’ex pesa pubblica, in un punto preciso, la parete rocciosa produce una eco perfetta. Provate a battere le mani o emettere un breve suono con la voce. Ancora, in prossimità di quel punto, negli orari di entrata e uscita dalla Santa Messa nella chiesa, nei giorni festivi, i suoni dello scampanio si riflettono creando suoni e ritmicità interessanti. Gli uccelli popolano il bosco sopra la rupe. Il fiume è abitato da papere ed oche.&#13;
&#13;
Nota sulle registrazioni audio (field recording)&#13;
Le registrazioni sul campo sono state effettuate da Emiliano Battistini e Francesco Michi domenica 16 aprile 2023, tra le 10 e le 11 della mattina, in differenti punti del sentiero che costeggia il Savio, da sotto il Ponte del Bardotto fino alla torretta dell'Enel, costeggiando la Rupe. La giornata era nuvolosa e un poco umida. per le registrazioni sono stati utilizzati un microfono del tipo shotgun e un registratore portatile Zoom H4n. In ordine cronologico, i punti del percorso in cui sono state effettuate le registrazioni sono: 1) La cascata sotto al Ponte del Bardotto; 2) Il tubo di drenaggio vicino alla cascata; 3) Un punto di mezzo tra la cascata e la parte centrale della Rupe; 4) La parte centrale della Rupe che presenta l'effetto eco; 5) La piccola pescaia; 6) Il lungofiume davanti alla torretta dell'Enel. Le registrazioni effettuate in tali punti sono state editate e montate per creare infine una breve composizione, che possa rendere l'idea di una possibile passeggiata sonora (soundwalk) lungo il fiume savio, alla Rupe di Mercato Saraceno, in una mattina di metà aprile.&#13;
&#13;
Proposto in seguito ad una residenza di Francesco Michi e Emiliano Battistini a Rad’Art</Descrizione>
    <DescrizioneHTML>È una passeggiata breve quella che si può effettuare sotto gli argini del fiume Savio, dalla prossimità del ponte del Bardotto e quella dei ruderi del ponta vecchio. Il fiume, che forma due cascatelle in questo tratto, produce nel suo scorrere suoni molto diversi: la cascatella sotto il ponte del Bardotto, che si apre verso un luogo ampio, produce un suono carico di basse frequenze. Nella stessa zona un tubo di drenaggio versa sul fiume ancora acqua dal paese soprastante: questa produce un suono un po’ più alto e si riversa anch’essa nello spazio più ampio di fronte al ponte.&#13;
Scendendo giù seguendo il corso del fiume una piccola cascatella in forma di pescaia è situata più o meno a metà del tragitto. Non c’è dislivello, e i suoni dell’acqua nella pescaia sono più alti e dolci.&#13;
La conformazione della zona rende tutti i suoni più interessanti. Tutto il fiume Savio scorre a ridosso di un alto muro di arenaria le cui risonanze modificano i suoni dell’acqua il tutto il tragitto della breve passeggiata, inoltre i suoni dell’acqua si avvicendano come dominanti secondo il senso della nostra marcia creando effetti di assolvenza e dissolvenza. Più o meno all’altezza dell’ex pesa pubblica, in un punto preciso, la parete rocciosa produce una eco perfetta. Provate a battere le mani o emettere un breve suono con la voce. Ancora, in prossimità di quel punto, negli orari di entrata e uscita dalla Santa Messa nella chiesa, nei giorni festivi, i suoni dello scampanio si riflettono creando suoni e ritmicità interessanti. Gli uccelli popolano il bosco sopra la rupe. Il fiume è abitato da papere ed oche.&#13;
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Nota sulle registrazioni audio (field recording)&#13;
Le registrazioni sul campo sono state effettuate da Emiliano Battistini e Francesco Michi domenica 16 aprile 2023, tra le 10 e le 11 della mattina, in differenti punti del sentiero che costeggia il Savio, da sotto il Ponte del Bardotto fino alla torretta dell'Enel, costeggiando la Rupe. La giornata era nuvolosa e un poco umida. per le registrazioni sono stati utilizzati un microfono del tipo shotgun e un registratore portatile Zoom H4n. In ordine cronologico, i punti del percorso in cui sono state effettuate le registrazioni sono: 1) La cascata sotto al Ponte del Bardotto; 2) Il tubo di drenaggio vicino alla cascata; 3) Un punto di mezzo tra la cascata e la parte centrale della Rupe; 4) La parte centrale della Rupe che presenta l'effetto eco; 5) La piccola pescaia; 6) Il lungofiume davanti alla torretta dell'Enel. Le registrazioni effettuate in tali punti sono state editate e montate per creare infine una breve composizione, che possa rendere l'idea di una possibile passeggiata sonora (soundwalk) lungo il fiume savio, alla Rupe di Mercato Saraceno, in una mattina di metà aprile.&#13;
&#13;
Proposto in seguito ad una residenza di Francesco Michi e Emiliano Battistini a Rad’Art</DescrizioneHTML>
    <Indirizzo>Mercato Saraceno</Indirizzo>
    <Latitudine>43.956767</Latitudine>
    <Longitudine>12.197582</Longitudine>
    <URL>https://luoghidelbelsentire.it/luoghi/la_rupe_a_ridosso_del_savio/la_rupe_a_ridosso_del_savio.html</URL>
  </Luogo>
</ns:Luoghi>
